Il 12 settembre 2026 Filippo Simoncelli ha compiuto diciannove anni. Lo stesso giorno, al Lino Turina di Salò, ha incornato di testa il pallone del 3-2 che ha rimesso avanti la Primavera dell'Union Brescia contro l'Udinese, indirizzando il 4-2 che ha portato i primi tre punti della stagione. Sette mesi prima era in palestra a recuperare da una lesione del legamento crociato.
Non è una storia di talento precoce. È una storia di riscatto — la più pulita che il calcio giovanile bresciano abbia prodotto negli ultimi anni.
Il playmaker che viene dai dilettanti
Simoncelli, nato a Brescia il 12 settembre 2007, è un regista davanti alla difesa: 185 centimetri, piede sinistro, la capacità di fare da schermo e allo stesso tempo di impostare. Un playmaker moderno, di quelli che uniscono fisicità e visione di gioco, doti che gli addetti ai lavori gli hanno riconosciuto fin dalle categorie giovanili.
La sua formazione, però, non è quella dei settori giovanili blindati della Serie A. Filippo è cresciuto nel Calcio Mario Rigamonti, storica società dilettantistica bresciana, dove è diventato il punto di riferimento dell'Under 17. Da lì la fascia di capitano della Rappresentativa Under 17 della Lombardia guidata da Daniele Tacchini, e le convocazioni con la Rappresentativa Nazionale Dilettanti U17.
Nel 2024 arriva il titolo: da capitano e trascinatore dei dilettanti lombardi vince lo Scudetto del Torneo delle Regioni. Campione d'Italia con la selezione giovanile più forte del Paese, con addosso gli occhi di diversi osservatori di Serie A. Poi il passaggio alla Feralpi Primavera, dove mette insieme ventisei presenze fra campionato, coppa e play-out.
Nonno Gino
C'è un dettaglio di quella stagione che vale più di qualsiasi statistica. Il tifoso numero uno di Filippo era suo nonno Gino, definito dai giornali locali il «nonno-ultras»: lo ha seguito in ogni allenamento, raduno e torneo — dall'Eusalp a San Pellegrino — arrivando ad alloggiare nello stesso hotel della squadra durante le fasi finali nazionali, solo per stare vicino al nipote. Il titolo italiano, Filippo lo ha dedicato a lui.
Il salto, a diciassette anni
Nel luglio 2025, con la nascita dell'Union Brescia, Simoncelli compie il passaggio diretto dai dilettanti al calcio professionistico. Viene aggregato subito alla prima squadra per il ritiro estivo, allora guidato da Aimo Diana, e debutta a diciassette anni. Nella stagione 25/26 chiude con quattro presenze fra i grandi.
Poi l'infortunio. La lesione del legamento crociato lo ferma per parecchi mesi e gli spezza in due l'annata — l'incidente che a quell'età può cambiare una carriera.
Il ritorno, e la fiducia del club
Il rientro è stato graduale ma completo. Filippo ha svolto l'intero ritiro pre-campionato a Piamborno, in Val Camonica, sotto la guida di Eugenio Corini: uno dei profili più giovani della rosa, in un centrocampo competitivo costruito per la Serie B, dove figura costantemente nella lista dei convocati per le partite ufficiali e di Coppa Italia.
In Coppa aveva già ritrovato la gioia personale con il gol contro il Monopoli — il segnale che la voglia di rimettersi in pista non si era spenta. E la settimana scorsa è arrivata la conferma più concreta: il rinnovo con le rondinelle fino al 2028.
Un club che prolunga un contratto fino al 2028 a un ragazzo reduce da un crociato non sta premiando una prestazione: sta dicendo cosa pensa del suo futuro.
Cosa rappresenta, adesso
In una Primavera dove diciannove giocatori su trentasei sono nati dopo il 2008 e i classe 2007 si contano su una mano, Simoncelli è il riferimento tecnico e umano del gruppo. Porta il numero 6 e la fascia, ed è il ponte fra una rosa ricostruita da zero — ventidue partenze e dodici arrivi in un'estate — e la prima squadra di Corini, quella stessa prima squadra che Cesare Beggi ha indicato come modello dichiarato quando ha spiegato la scelta del 3-4-2-1.
Un caloroso in bocca al lupo a Filippo Simoncelli per la stagione 26/27.

